venerdì 20 ottobre 2017

Barcellona città aperta?

Sulla situazione in Catalunya si è detto e si sta dicendo ormai di tutto: ogni giorno da un mese a questa parte si analizzano gli angoli più reconditi e si commentano le conseguenze più o meno prevedibili ed i possibili scenari,  tanto in caso di messa in atto dell' indipendenza come del famigerato articolo 115. Pertanto non pretendo di fare nessuna analisi giacché  risulterebbe trita e superflua. Quello che invece mi preme sottolineare è come in questo conflitto - perché di questo si tratta- tra indipendentisti e non, noi stranieri residenti in Catalunya rimaniamo esclusi. Non solo, pare che non ci sia concesso nemmeno opinare. O almeno questa la mia impressione: le poche volte che mi sono permessa di commentare la situazione con gente di qui, ho percepito chiaramente il fastidio del mio interlocutore, come se mi stessi intromettendo in affari che non mi riguardano.  È vero che probabilmente non posso immedesimarmi ed empatizzare al 100% né con gli uni né con gli altri perché non sono nata e cresciuta qui,  però il fatto di vivere a Barcellona da 11 anni, lavorare in questa città, avere una casa, amici, insomma la mia vita, non mi dà forse diritto di dire la mia su un argomento che-comunque si mettano le cose- influirà anche sul mio futuro?
Mai come adesso mi sono sentita così poco integrata in questa città che ho sempre considerato accogliente, familiare e confortevole. Mai come adesso ho avuto la consapevolezza che per quanti anni passino, qui sarò sempre una straniera.  E che probabilmente Barcellona non è poi così tanto aperta come credevo.

venerdì 27 gennaio 2017

Silenzio in sala

Una delle cose che più mi piace, oltre ad odorare le pagine dei libri, abbracciare i cani e fare colazione in silenzio, è andare al cinema da sola. Mi piace a prescindere dal film che vado a vedere, anzi, a volte vado al cinema anche se non ci sono in programmazione film che mi ispirino particolarmente, solo per godermi l'atmosfera. Ultimamente il Cinema Boliche sulla Diagonal è il mio preferito: proietta film d'autore e indipendenti, rigorosamente in versione originale (con i sottotitoli), e lo preferisco al Renoir Floridablanca perché è frequentato perlopiù da pensionati della borghesia catalana, tra cui mi trovo più a mio agio rispetto agli intellettuali chic che bazzicano il Renoir o il Verdi. Per carità, non ho nulla contro gli intellettuali chic, ma avendo superato questa fase, adesso mi sento più affine ai pensionati (non necessariamente borghesi). 
Al Boliche non troverete schede tecniche dei film, il biglietto è uno scontrino di supermercato, e nella bacheca appiccicano con lo scotch 4 recensioni fotocopiate dal quotidiano. Ed io trovo tutto questo incantevole, ho l'impressione di entrare in un cinema d'altri tempi, altro che multisala dei centri commerciali e proiezioni in 3 D...Oltre a ciò, udite udite, al Boliche non fanno mezz'ora di pubblicità prima della pellicola. Nada, alle 19 è previsto lo spettacolo, alle 19 comincia il film: silenzio in sala. La maggior parte delle volte le sale sono semi-vuote, così posso scegliere dove sedermi, di solito non troppo al centro e non troppo vicino al corridoio, possibilmente a due file di distanza dagli spettatori più vicini. E comunque non mi sento sola. Il fatto di condividere con altre 15, 20 persone, le stesse immagini nello stesso momento, magari ridere all'unisono, o chissà piangere per la stessa scena, mi dà una sensazione di comunione con il genere umano che difficilmente provo in altre occasioni. Per me la magia del cinema, inteso come spazio fisico, sta proprio nella capacità di offrire un'esperienza personale ma collettiva allo stesso tempo. Sfido a trovare un'altra situazione in cui più di 10 persone riescono a rispettare lo spazio altrui, il silenzio e perché no, anche le emozioni. Quindi per me andare al cinema da sola è una delle esperienze più sociali che possa vivere.
Negli ultimi anni a Barcellona hanno chiuso sale storiche: l'Alexandra ha lasciato posto a un negozio di abbigliamento, il Club Coliseum ha ancora appeso il cartello "En venta", il Lauren Universitat ha chiuso per restauro ma tutto lascia presagire che quando riaprirà i battenti non sarà più un cinema; il Cine Urgell si sa già che verrà soppiantato da un supermercato. Sembra dunque che le prospettive non siano delle migliori, e la cosa preoccupante è che chiudendo i cinema, perdiamo non solo un luogo fondamentale di cultura, ma anche un pezzo della nostra umanità, quella che ci permette di vivere in armonia, anche solo per due ore, con altri esseri umani.